*** freeendorphin ***

lunedì, marzo 29, 2004

Produci consuma crep...

Produci consuma crepa

 

Ma è possibile che nessuno dica niente? Cioè, va realmente bene a tutti quello che accade, quella che è la convenzione sui cui si basa la nostra società? Allora vuol dire che lavorare 9 ore (di media!!) al giorno, passare un’ ora e venti chiusi in una macchina sporca, circondata da un flusso progressivamente immobile di altre 150 mila macchine che scaricano miasmi cancerogeni, è una cosa normale, come mangiare il pollo con le mani. Allora vuol dire che altre due ore per la fila in posta, dietro sportelli per relaclami vari e l’immancabile tour tra le corsie dei surgelati e dei piatti pronti,  ci teletrasportano  di fronte l’uscio di casa esattamente 13 ore dopo esserne usciti. Aspettate, ma quante cazzo di ore ci sono in un giorno? 24? Esatto, vuol dire che se sottrai altre 8 ore che bisognerebbe dedicare al sonno (per arrivare a vivere 80 anni, come dice l’associazione medici dormienti) e al risveglio/ colazione, ti rimangono addirittura 3 ore per farti i cazzi tuoi.Evviva!!!WOW!!!!!3 ore tutte per me, così potrò andare in palestra, a fare l’aperitivo,  parlare di calcio e di figa (cazzi) con un manipolo di decerebrati dal ritmo e dalla pubblicità. Posso passare di sfuggita dal parrucchiere alla moda, farmi un taglio in serie e andare a fare due salti ai magazzini, che è mercoledì ed è pure gratis.....driin!! sveglia hombre devi andare a lavorare, le 3 ore di aria sono finite e che cazzo vuoi di più dalla vita coglione? Hai una macchina catalitica, sky, l’abbonamento a donnamoderna, il giardino fiorito, il cellulare con la macchina da presa, il poster del wwf, lo smalto di lancome, tre settimane di ferie pagate, il pollo che sa di tacchino, il tacchino che sa di asparagi, un mutuo pesante come la bestemmia di un portuale, un compagno che si inculerebbe pure una scimmia basta che si metta alla pecora, l’abbonamento allo stadio, la parabola, il decoder, il minipinner e buttaci pure sti due pezzi di barella tagliata che ti offro io per fidelizzarti. Cazzo vuoi di più dalla vita babbeo?

Ecco, più o meno questo è quello per cui ci insegnate vale la pena vivere, fare le guerre, fare carriera, fare magheggi; sopportare le angherie, il mobbing, lo sguardo sprezzante di chi ha più di te, l’aridità culturale e sentimentale e l’ignoranza strabordante che ci cementa l’un l’altro. Nessuna verirtà, solo banalità elevata a valore assoluto.

Bene, adesso brutti figli di una troia disonesta aprite le orecchie e sentite questa: ANDATE A FARVI FOTTERE IN CULO DA UN CAVALLOSAURO  BRUTTI INDEGNI OPPRESSORI!!!!!!!!!!

Non vi darò mai la mia vita, i suoi anni più belli, i miei sogni, la  voglia di defilarmi, il mio tempo prezioso base delle mie esperienze, quelle che fanno la differenza fra chi si sottomette e chi non potrà mai farlo perchè se no muore dopo 2 giorni. Io voglio solo vivere!!!cazzo è chiedere troppo???? Per ora me la sono cavata scegliendo le uniche porte rimaste senza check point, quelle che non te le possono sbattere in faccia, quelle dove entrare è  gratis  ma il rischio è solo tuo, quelle che si aprono su grandi spazi aperti dove il nulla è il velo che ti impedisce di vedere un’altra realtà.

 

 

Cerca dentro te l’istinto di cambiare

 quell’infinità voglia di lottare contro questo vivere banale;

 per noi è troppo facile ridursi a compromessi

 l’unica arma è essere se stessi.....

balla in culo a chi ti vuole sottomesso e represso

usa il cervello

 rifiuta il modello imposto ad ogni costo......

attenti noi siamo figli dei tempi

lampi di funky, rumori violenti

suoni e parole

perchè siamo presenti nella strada

dalla resistenza fino all’intifada

giovani in lotta

il futuro si paga adessso

macabro incubo

unico sogno permesso

un modello di sviluppo che disprezza la vita

ed adora il successo

“essere è avere” questa è la legge benedetta dal potere

di chi parla ad alta voce

senza avere niente da dire

ciechi di noi stessi

ciechi del mondo....

in questo mondo chi non si vende si affitta

non accettare la sconfitta.

(Area di golpe; la penultima traccia del primo album)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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martedì, marzo 23, 2004

A mio padre lantier...

A mio padre l’antieroe

 

Mio padre è il mio mito e io non l’ho mai saputo.

L’antieroe per antonomasia, una sorta di grande Lebwosky con influenze sovietiche di tipo leninista. Non ho mai capito se mio padre per crescermi abbia usato le più innovative avanguardie della pedagogia o si sia semplicemente dimenticato di educarmi. Questo ha fatto la mia fortuna, se oggi ho una forte personalità, una buona stima di me, una spiccata capacità nel comprendere gli altri e un’attitudine al buon senso lo devo solo all’ assenza di mio padre come modello. Non mi ha mai imposto una scelta, dire chi dovevo frequentare e cosa dovevo fare. Non mi ha mai fatto sentire inferiore, mi ha insegnato indirettamente a rispettare gli altri, non mi ha mai turbato con la storia delle api e dei fiori. Inoltre non mi ha mai ripreso quando bestemmiavo, non mi ha mai parlato di come si fa a conquistare una donna, sovente mi ha raccontato della sua vita sgarrupata, così solo per il gusto di raccontarla a qualcuno. Non mi ha mai fatto pressione per gli studi (anche se non è che fossi proprio un alunno modello), non mi ha mai detto che la droga è il male ma che i drogati sono persone che dovranno far fronte a mille difficoltà in più delle persone “normali”. Mi ha insegnato l’indifferenza più totale nel girare su una skoda bianca e coi vestiti logori e spiegazzati. Mi ha amato follemente senza neanche guardarmi, mi ha seguito da lontano, ma da così lontano che non sapeva neanche se ero io quel puntino all’orizzonte. Ha sempre impedito a mia madre di chiamare tutti gli ospedali e le questure quando a sedici anni facevo le prime nottate fuori casa senza avvisare.

Non ha mai voluto fare il capo ufficio perchè comandare gli altri è una cosa disumana, ma si è sempre fatto comandare da inetti incompetenti che non varranno mai in valore assoluto neanche una sua virgola. Mi ha spiegato subito che babbo natale è un invenzione dei commercianti e che quello di dire le bugie è un passatempo italiano su larga scala che coinvolge anche gli esponenti del governo. Ha sempre cucinato meglio di mia madre e con ingredienti molto più poveri. Il giorno che mi ha accompagnato a fare la patente da privatista, la pratica, si è accorto di avere la patente scaduta da 6 mesi e l’esaminatore non l’ha fatto salire in macchina. Ha smesso di fumare almeno 12 anni prima di avere l’infarto, e di scopare almeno 20 anni prima che gli cadesse l’uccello. Ha sempre accolto con un sorriso vero e molto buon umore tutti i miei amici, da quelli impresentabili per l’odore a quelli impresentabili per le idee. Non mi ha mai spinto ad essere il migliore, a schiacciare gli altri, ad avere sete ed ambizioni fasulle: L’uomo è quello che è non è quello che ha.

L’unica volta che mi ha detto quello che dovevo fare e quello che dovevo dire, senza mezzi termini, è stato quando accidentalmente ha dato fuoco ad una campagna mentra la ripuliva dalle sterpaglie e stavamo aspettando l’arrivo delle autorità competenti, vigili del fuoco e protezione civile. Mai una parola sulla mia disoccupazione ad oltranza e sulla mia tendenza a vivere un mondo autistico che non esiste nella realtà ma solo nella mia testa bacata.

Per concludere non ha mai detto niente, neanche una parola, circa: i miei 15 anni da capellone con varie influenze indie fino all’attuale profilo da moicano rasta  , il mio arresto per droga nel suo piccolo paese natale, le mia sfortunata carriera di mariuolo da supermarket e la mia intramontabile passione per la cannabis e i suoi derivati. Vi dico proprio neanche una parola.

Proprio per tutta questa serie di premesse, l’altra mattina mentre stavo per uscire di casa mi ha profondamente turbato una sua dichiarazione:

Papà- << scusa ma quanti anni è che hai adesso??>>

Io- <<credo 29>>

Papà-<< ma quando cazzo diventi una persona normale?>>

Io-<< bè adesso vedo, ci penso e poi ti so dire meglio>>

Papà-<< se continui a voler rompere le convenzioni quelli ti romperanno il culo, lo sai vero??>>

Io-<< certo, lo so ma non posso farci niente>>

Papà-<<non so se sono ancora sicuro di avere fatto il meglio per te...>>>

Io- << tu hai fatto più del meglio per me, dai pà non ci pensare, prenditi mezzo tavor e non ci pensare>>.

Papà ti adoro e tu non lo saprai mai.

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giovedì, marzo 18, 2004

Il mattino ha loro ...

Il mattino ha l’oro in bocca

 

Sarà, ma al mattino io in bocca al massimo ho due centimetri di tufite ben saldata e una vaga reminescenza di catastrofe batteriologica. Il problema più difficile è aprire gli occhi, non tanto perchè voglio far finta di non sentire la sveglia, ma in quanto le palpebre sono cementate tra loro grazie ad una potente secrezione misterriosa, che  a vederla così sembra resina da restauro.

Una volta scollate le palpebre con un solvente per svitare i bulloni arrugginiti e spanati, mi avvio ondeggiando verso il bagno. La porta è chiusa dall’interno!!???ma chi cazzo sarà mai?

I miei, ormai entrambi in pensione, non vanno a letto mai prima delle due e non si svegliano mai prima delle dieci, un pò come ho fatto io per 28 anni, e allora chi è in bagno?

Appena realizzo che è mia sorella mi chiedo in ordine: cazzo ci fa a casa nostra; perchè cazzo fin da bambina ha sempre avuto il tempismo di fottermi il bagno; e soprattutto perchè’ io in 4 minuti riesco a cacare, lavarmi i denti, la faccia e una veloce passata al cavalotto e invece mia sorella sta 30 minuti in bagno e quando esce è ancora modello orso yoghi appena sveglio dopo 6 mesi di letargo? Che cazzo fa in bagno, si fa le righe di tavor sbriciolato fine?

Sono in ritardo, non posso aspettare 30 minuti dietro ad una porta, così opto per la procedura di emergenza, cioè mi proietto fuori casa sprigionando ancora la fragranza di una tiepida notte frollata.

Io al mio odore sono abituato nel senso che riconosco la mia puzza provenire da me, gli altri se ne accorgeranno? Mi chiedo questo mentre marcio sulla metro e spero che quello che io reputo un odore un pò stagnante venga recepito come un ottima qualità di ferormoni e che magari nel viaggio faccia pure arrapare biochimicamente una buona parte delle femminucce presenti.

Appena dentro la stazione ingaggio una furibonda colluttazione con un agente di borsa per riuscire ad accaparrarmi l’ultima copia di city e sgambettando spensieratamente mi avvio verso il treno lasciandomi alle spalle un uomo che stamane a piazza affari non ci potrà andare.

Di fronte ai miei occhi, alla fine delle scale prima di accedere alla banchina, vedo schierato il corpo scelto dei controllori ATM, belli torelli e di mezza età stanno effettuando dei controlli a tappeto. A milano il bigletto ormai lo pagano solo in tredici, e il capo atm costringe  queste squadre speciali ad effettuare vere e proprie retate per conseguire almeno 200 multe al giorno e placare albertini e le casse dell’amministrazione, vuote come la testa del sindaco.

Con il solito stile impeccabile riesco ad aggirare il pericolo, nascondendomi dietro un terzetto di peruviani che chiaramente vengono fermati, e salto sulla carrozza che da li a pochi secondi parte timidamente.

Appena inspiro il primo decimetro cubo d’aria mi chiedo quante cazzo di sorelle quella mattina abbiano occupato i bagni e costretto tutti a uscire fetusi. Sembra il festival dell’odore forte, qualcun altro lo chiamerebbe merda vaporizzata mista a brandelli di carne di topo in decomposizione, ma io sono un signore e ci tengo a ricordarlo. Come se tutto questo non bastasse, una stazione dopo l’altra il vagone si riempe come un uovo (marcio) ed io mi ritrovo col gomito di un ragioniere in bocca e il braccio di un prete in culo, e coi tempi che corrono mi interrogo sul significato secondario di quel gesto. Vengo vomitato fuori mediante lo scorrere di un flusso di automi, che inglobandomi mi porta fuori. Ci sono quasi, mentre aspetto pazientemente di raggiungere le scale mi rendo conto di una cosa tremenda, peggio della mancanza d’aria, peggio della puzzza e del braccio in culo.....la faccia di ombretta colli che mi parla da una di quelle troiate nate dall’ignoranza di non so chi, i teleschermi appesi in banchina. A parte il fatto che forse dopo la moratti la colli è la prima candidata al premio carlino doc, non riesco prorpio a digerire quella espressione da aspiracazzi mosci che le incornicia la faccia, faccia che conta più punti di sutura del comandante elias di Platoon. Ma come cazzo si permettono di trasmettere certe cose?? Sono ancora sgomento e con le gambe deboli che mi devo pure subire, di rimando,  la pubblicità del casinò di lugano......a questo punto cado svenuto e inizio a sognare che sono in campagna a fare un pic nic con l’unabomber che mi insegna a detonare le uova sode....quando riapro gli occhi ho un cerchio di uomini attorno che mi chiedono se va tutto bene, io inizio a ridere istericamente e cerco di imitare un pezzo dell’esorcista, quello dove la tipa spruzza vomito in giro, solo che a me lo sbocco non esce ma riesco però nell’intento di fare allontanare i passanti. Sono rimasto solo, devo uscire fuori ad affrontare la città ed è solo l’inizio.

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venerdì, marzo 12, 2004

Diffidare per soprav...

Diffidare per sopravvivere

 

Nell’immenso tessuto urbano, denso di pericoli, non bisogna mai abbassare la soglia dell’attenzione, questo ti permetterà di sopravvivere e di evitare spiacevoli episodi tipo quelli che si leggono in cronaca nera. Non dare mai niente per scontato, non è detto che il pericolo arrivi sotto forme comuni ed attese come il terrorismo islamico o la guerra batteriologica.......no, è ancora troppo presto, nel frattempo ecco di chi diffidare se volete sopravvivere fino ad allora:

 

  1. L’autista anonimo è uno dei centinaia di migliaia di automobilisti che congestionano le strade improvvisando serpentine e sedimentando in lunghe code. Se ad un incrocio ti taglia la strada evitando di rispettare la precedenza è opportuno non insultarlo, non suonare il clacson e soprattutto non fare il gesto delle corna, perchè puntualmente dall’anonima macchina scenderà uno psicopatico qualsiasi che armato di crick idraulico, prima ancora che voi possiate capirci qualcosa, sta rovistando nella vostra scatola cranica come se fosse un cassetto di sua proprietà. Segue servizio al tg regionale e funerale con la presenza della giunta comunale (pensa che sfiga, oltre al danno la beffa)
  2. L’anziana signora, che ogni mattina è sul bus che vi porta alla metro, ha una luce particolare negli occhi, come quella delle triglie del PAM dopo 4 giorni di esposizione. Cerca di evitare di guardarla negli occhi perchè attaccherà subito con la litania “Lei è un bel maleducato, non vede che l’autobus è pieno? Lei è proprio un brutto ceffo con quella borsa sulle spalle, dove crede di andare?non vede che non c’è posto? Perchè noi da giovani avevamo rispetto, mentre voi giovani di oggi siete tutti drogati e pervertiti....”. Ora è importantissimo mantenere il silenzio ed evitrare di rispondere “brutta troia io la mattina prego dio di farmi incontrare delle merde come te per iniziare bene la giornata,con l’ipertensione arteriosa e la speranza di ottenere i punti di invalidità per avere una pensione anche io”. A quel punto la vecchia si chiuderà in un surreale silenzio e mentre voi sulla banchina della metropolitana starete pensando a come l’avete azzittita, lei mentre sta per sopraggiungere il convoglio, vi darà una lieve ma secca spinta da tergo e vi farà assaggiare l’acciaio di un treno in corsa. Segue servizio a “primo piano” e relativa presenza in studio dello psicologo delle masse che spiega il disagio negli anziani.
  3. I giovani del branco sono un gruppo compatto, escono e si divertono a modo loro. Amano andare a ballare e siccome sono dei convinti democratici, si portano dietro le loro signore agghindate come mignotte del porto di Palermo. Se mai ti capiterà di entrare in uno di questi deliranti spazi danzanti inizia a guardarti in giro, fai uno screening e prima di iniziare a bere renditi conto dei potenziali pericoli, della loro entità, del loro numero e di chi siano le loro ragazze. Se svolgi bene questo compito preliminare potrai tranquillamente sbronzarti, divertirti ed uscire sulle tue gambe e non sulla fredda barella dell’obitorio. Il problema è che se sei uno sprovveduto,e non hai minimamente considerato queste variabili, la tua serata sarà come una lunga roulette russa, dove invece dei vuoti e dei proiettili ci saranno le donne generiche e le ragazze dei giovin criminali. Se a quel punto sarete alticci e sentendovi più maiali che mai individuerete una di quelle mignotte di cui pocanzi ho riferito, lasciate perdere, mollate il colpo. Se invece, pervasi da una tempesta ormonale vi avvicinerete alla fanciulla, vestita come Lori del Santo in drive in, e le direte” Ciao, lo sai che la tua grazia mi ammalia? (e badate bene che non avete detto”ehi ma che carnazza sei?ti misurerei volentieri la febbre con il mio termocilindrotto di carne tesa....)” la vedreste allontanarsi velocemente verso l’addetto alla comunicazione interna del branco. Tempo 25 secondi ed al capo del branco è stato riferito che uno voleva violentare la sua tipa in bagno (qui non si capirà mai se è la tipa che ha dato questa versione o se è l’ufficio stampa del gruppo che l’ha distorta per pilotare un finale scoppiettante). Dopo meno di 3 minuti vi ritroverete fuori, sotto un portico che non riuscite a contestualizzare, con le mani premute su un forte dolore addominale da cui sgorgano litri di sangue attraverso il foro aperto da una violenta coltellata. Negli ultimi secondi che vi separano dalla morte, mentre sentite in lontananza sirene di ambulanze, ripenserete ai fatti e vi chiederete “ma che cazzo gli avevo detto a quella??” perchè chiaramente essendo sbronzi non vi ricordate bene le parole ed iniziate a credere di aver tentato di violentarla. Segue funerale partecipato e la messa in onda dello speciale, condotto da giletti; “giovani, usanze e ritualità di una tribù sconosciuta”.
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lunedì, marzo 08, 2004

Rien ne va plus A...

Rien ne va plus

Alle elementari mi dicevano sempre di impegnarmi, che nella vita solo i migliori vanno avanti.

Mi dicevano anche che la guerra è un atto barbaro e senza cuore, che la legge è uguale per tutti e che la cosa più importante è amare il tuo prossimo .

Adesso mi chiedo se gli italiani che conosco, direttamente ed indirettamente, siano andati alle scuole elementari. Considerando che sono solo i peggiori ad andare avanti e che la guerra è vangelo, che aiutare gli altri non è considerato altruismo ma idiozia, che sottrarsi alla legge è una prerogativa di chi ha buoni avvocati e tanti soldi, mi chiedo:

perchè cazzo alle elementari ci devono dire tutte queste bugie, che dopo uno da bambino è influenzabile e ci crede anche, trovandosi spiazzato e con la vita in salita.

Se io fossi maestro alle elementari, onde evitare future confusione adolescenziale e principi collettivi di schizofrenia, direi questo ai miei bambini:

Potete scegliere tra essere onesti, tolleranti, gentili e falliti oppure rozzi,furbi,arroganti, raccomandati e vincenti. potete scegliere tra avere amicizie frizzanti ed evanescenti o averne di calcolate ed utili nel tempo. Potete decidere di allargare le braccia ed accogliere chi ha meno di voi o allargare le braccia e richiuderle di colpo (tipo schiaccianoce) sulla testa di chi vi implora una vita migliore. Potete decidere di avere una morale come guida nelle vostre scelte e ritrovarvi in perenne difficoltà o avere una coscienza flessibile al punto che essere il mandante di un omicidio sarebbe un episodio facile da digerire, giusto il tempo di un rutto.

Potete decidere se volete ragionare sulle cose e trovare una soluzione comune o picchiare per primi e il più duro possibile. potete decidere di guadagnare cinque e fare felici tante altre persone o guadagnare dieci e schiacciare gli indifesi come vermi.

Potete decidere di contribuire a non inquinare l'ambiente o lasciare la macchina accesa 24 ore, ferma nel suo parcheggio, per fare uno sfregio alle domeniche a piedi che limitano i vostri sacrosanti diritti di andare al bar in macchina.

Potete scegliere di portare il cane con voi in ferie o gettare i pesci rossi nel cesso, il gatto dalla finestra di notte (che tanto non ci vede nessuno e spiaccicato li sull'asfalto sembrerà un qualsiasi gatto investito) e il cane potete venderlo al laboratorio di vivisezione che magari ci vengono fuori due lire.

Potete decidere di vivere con la donna che amate e di educare i vostri figli o vivere con la donna che odiate ed educare le vostri amanti alla fellatio.

Ed ora che sapete la verità ricordate che la vita per alcuni sarà sacrificio e sofferenza e per altri sarà raggiro ed opulenza,ma la dignità non la comprerete mai con tutti i soldi del mondo.

fate la vostra scelta....... rien ne va plus

postato da tonipi alle 09:02 | link | commenti (8)



venerdì, marzo 05, 2004

   La mia ...

   La mia città

 

La mia città è come una malattia che scorre nelle vene, una sensazione di malessere e spossatezza diffusa. La mia città è un paio di lenti grigie attraverso cui puoi vedere la miseria travestita da sopravvivenza, miseria d’animi.

La mia città puzza, di quell’odorer stagnante e plumbeo che registri da subito appena ti alzi e apri la finestra al nuovo giorno, fino a quando ti corichi e lo fai stendere al tuo fianco, dentro i tuoi pori.

La mia città è una grande pista per macchinine guidate da bambini adulti che ogni giorno muoino per insufficenza di sogni e per disillusioni fulminanti. La mia città è un flusso di acciao con l’anima di idrocarburi, è un ‘inutile rincorsa all’efficienza che copre, travestendolo, il declino.

La mia città è una grossa regola fatta di biglietti, tagliandi, soste vietate, sensi unici e curricula.

La mia città mi stordisce come un mix di barbiturici, dove non trovo occhi in cui specchiarmi ma solo teste basse pronte a produrre e consumare.

La mia citta mi deride, mi schernisce e non ha ancora capito come possa resisterle, come possa non essermi ancora schierato comodo dentro di lei, mi guarda e sprezzante mi dice  “Non ti affannare, non esiste via di uscita, tra poco fotto anche te e non ti accorgi più di niente, tutto questa follia ti sembrerà la normalità, la tua vita non avrà più domande indipendenti ma solo certezze acquisite, pronte al consumo dopo averle riscaldate  3 minuti al microonde”.

La mia città sa che l’unica alternativa è l’abbandono ma non quello geografico, quello dell’energia vitale, e mi dice “puoi scappare da me, non da te stesso. Rifletti su quello che ti sto offrendo, non più pensieri ma solo una salvifica alienazione. Che cazzo ti credi che cambierai qualcosa?il meccanismo è avviato non esiste soluzione, non è un rebus. Perchè ti ostini così? Lascia perdere, abbandonati e fatti investire dal mio soffio mefitico, e vedrai che non esisteranno più spine nel fianco e brividi nel cervello. Arrenditi, abbi buonsenso.”

La mia città sta per vincermi ed io per non perdere la partita, ma al massimo fare pari, posso solo morire.

  

postato da tonipi alle 09:07 | link | commenti (6)






non so cosa voglio. di sicuro so solo cosa non voglio