mercoledì, gennaio 28, 2004
La sporca guerra del...
La sporca guerra del catechismo: come fare odiare la religione ad un bambino.
Chi era già grandicello gli anni 80 se li ricorda come gli anni del rampantismo, gli anni del p.s.i., gli anni di “drive-in”, gli anni della moda e dei paninari.
Io me li ricordo soprattutto per la sporca guerra che mi hanno trascinato a combattere, facendo di me non più un innocente bambino ma uno spietato guerrigliero contro le ingiustizie, col grande limite di capirle solo arbitrariamente.
Ad essere sincero, anche se solo 9 anni erano passati dal giorno in cui mia madre ebbe la brillante idea di farmi partecipare a questa grossa bufala che è la vita, ero già dotato di un certo senso critico. In fila dietro ad una dozzina di mocciosi di periferia, visibilmente mal nutriti, aspettavo il mio turno per andarmi a confessare. Si, la prima confessione, un evento al quale la catechista ci aveva preparato sottoponendoci a sedute mistiche al limite delle nostri fragili capacità organiche.
Ormai mancava solo un bimbo prima di me ed io nel panico pieno, mai più provato manco fra le cariche di Genova, mi interrogavo su di una questione fondamentale:
Che cazzo devo confessare? Cosa cazzo posso avere fatto a 9 anni per rendere credibile il rito cristiano? Niente, non mi veniva niente.Al contrario dei miei coetanei di zona che già fumavano e si facevano le seghe guardando i pornazzi, io ero il classico bambino timido e silenzioso che se non stavi attento te lo dimenticavi al supermercato. Dovetti quindi inventarmi le prime bugie della mia poco promettente carriera di bugiardo. “Si, ho picchiato mia madre e ho guardato nelle mutande di mia sorella......va bene, 40 ave maria, grazie Don.”
Mentre tornavo a casa mi dicevo “ma che cazzata enorme è mai questa, possibile che nessuno se ne accorga?va bè va, mi sa che mi tocca fare il vago per qualche annetto ancora, non vedo altra soluzione”.
Ma la dichiarazione di guerra doveva avvenire di lì a breve. A 10 anni ero il terzino sinistro, insostituibile perchè unico mancino in squadra, della mia temibile armata e il giovedì, giorno di allenamenti, io bigiavo sistematicamente il catechismo e provavo una vertigine di gioia che ho rivissuto solo anni dopo quando quatto quatto bigiavo alle lezioni di Mate 1.
Un maledetto giorno ti vedo arrivare al campo mia Zia Irene, allora 80 anni suonati e una militanza ultracattolica da fare sfigurare il nunzio apostolico. Quella puttana sbirra di merda della catechista aveva chiamato a casa, notando le mie continue assenze, e mi aveva denunciato. La posta in gioco era la comunione, se non fossi andato ogni giovedì non mi avrebbe permesso di farla. Mia Zia , che per me ha sempre sognato un futuro da sacerdote, non poteva credere alle sue orecchie e nel giro di 12 minuti mi aveva prelevato di forza dal campo di calcio, storica figura di merda di fronte a tutta la società, e gridando e colpendomi al coppino per tutto il viaggio, mi aveva riportato nell’aula catechismo minacciandomi di morte se avessi tentato ancora la fuga. Ne seguirono i mesi più bui della mia esistenza di bambino, non riuscivo a prendere sonno vittima di quello che ritenevo allora il più grande sopruso messo in atto ai danni di un inerme creatura.
Passano gli anni, alla comunione segue la cresima, io ormai ridotto in quella condizione di ricatto mi sorbisco tutte le lezioni senza senso di quell’anemica della catechista. L’odio cresce dentro di me ma non posso esplodere, questa prova di forza inizia a forgiare il mio carattere. Come un galeotto che sa quanto ancora deve scontare, prima di riabbracciare la libertà, anche io avevo fatto i miei calcoli.
La prima domenica dopo la cresima, mia madre entra in camera alle 9 a.m. , “dai muoviti che andiamo in chiesa”. Io, ormai tredicenne, la squadro e con calma profetica le dico “Ascoltami bene perchè non ripeterò: io col cazzo che vengo in chiesa in mezzo a quella marea di sciroccati, con che cazzo mi ricattate adesso?e ora fuori dai coglioni che voglio dormire, e se mi costringete chiamo Telefono Azzurro e vi denuncio.”
Mi ricordo solo l’espressione incredula di mia madre che non riconosceva più il suo dolce bambino così educato e timido. Quel bambino in futuro diventerà teppista e protagonista di una serie infinita di illeciti, lei ancora non ne ha la consapevolezza ma mi guarda sconvolta come se stesse vedendo i trailer della mia vita.
venerdì, gennaio 23, 2004
Di rimando alla co...
Di rimando alla collana " nuovi mestieri" , fortunata iniziativa dell’illustrePersonalità Confusa, inizia qui la pubblicazione di profili professionali troppo spesso sottovalutati, la cui operosità e scelte di vita rimangono oscure ai più. Da oggi luce piena su "Mestieri sommersi"
Il mocista
Il mocista originale , in Europa, è olandese, per la precisione la più grande comunità è ad Amsterdam ma piccole realtà locali si trovano anche a Londra e a Parigi.
Il mocista, figura poco scolarizzata, inizia a lavorare a seconda del turno, o la mattina presto o verso le 6 del pomeriggio. Indubbiamente il turno più duro è quello della prima mattina, turno nel quale il mocista si trova di fronte ad un enorme mole di lavoro. Seguiamolo nella sua giornata tipo:
Strade deserte nel quartiere a luci rosse, un uomo avanza , zoppicando lievemente, con uno splendido mocio a tracolla ed entra in uno di quegli esercizi al cui interno si trovano le cabine a pagamento. Queste ultime sono dei mini sgabuzzini al cui interno, complice il buio e i ferormoni in sospensione, l’uomo qualunque può lasciarsi andare a liberatorie masturbazioni endurance osservando attraverso un vetro, di volta in volta, lo spoglirello di una cubista, l’amplesso di una coppia di acrobati, la fellatio di una coppia di gay e la sodomia interetnica. Ogni 60 secondi il segaiolo deve cacciare la monetina nella fessura per continuare a vedere lo show e per poter così godere come un cane malato irrorando le pareti ed il vetro del mini sgabuzzino. Ed ecco, a questo punto, dopo una notte di seghe anonime, entra in gioco il mocista che con una grande maestria riesce a rigovernare l’ambiente lavando, staccando, scrostando e scollando le più diverse traiettorie spermo balistiche dai vetri e dalle pareti. Esistono tipi di sperma con un ph talmente acido da fare invidia alla loctite, e se non fosse per il coraggio e la maestria di quest’uomo, sarebbero impossibili tracce da cancellare, in un luogo che deve assolutamente sembrare nuovo ad ogni riapertura degli spettacoli. Il mocista finito il turno esce nelle strade, ormai animate, e solitario come solo lui può essere, decide di fare cena con un hamburger da 0.99 e magari dopo andarsi a fare una mega ingallinata con quella tailandese in vetrina che stamane lo ha salutato. Il mocista per deformazione professionale una volta finito l’amplesso, e inondata la battona di turno, si mette a ripulire la sua polluzione di fronte a prostitute allibite che credevano quella facesse parte delle loro competenze.
La prossima pubblocazione di "Mestieri sommersi" riguarderà la figura controversa del corriere intestinale. Vi aspettiamo numerosi
martedì, gennaio 20, 2004
Il potere infinito...
Il potere infinito della bestemmia. Un mistero ancora irrisolto.
Un’equipe eterogenea di antropologi e scienziati sta conducendo una dettagliata ricerca sul misterioso potere della bestemmia. Sembra che siano vicini a concretizzarlo in una serie di equazioni differenziali, ma lo stupore della comunità mondiale non sembra agevolare il risultato inequivocabile di questa ricerca:
1-La bestemmia è animata dalla stessa potenza esplosiva di uno starnuto, pare raggiunga i 440 km /h nei casi più virulenti e sibilanti.
2-La bestemmia ha un efficacissimo potere analgesico. Sottoponendo una cavia al test de " lo spigolo in acciaio" (prova in cui il soggetto si alza di scatto e si apre il cranio sullo spigolo di acciaio di una finestra) è stato registrato un innalzamento istantaneo delle endorfine nel sangue del soggetto, solo conseguentemente a bestemmia secca.
3-La bestemmia intercalata al momento giusto di un racconto, un accusa, un inno, una spiegazione riesce ad amplificare il messaggio e fare in modo che l’interlocutore abbia molto più chiaro il concetto esposto (lo si riscontra in un anomalo innalzamento del campo elettrico della corteccia cerebrale di chi ascolta)
4-La bestemmia pesata e scandita nel modo giusto può arrivare a convincere la vostra ragazza dell’inadeguatezza delle sue argomentazioni fuori luogo, cosa in altro modo irrealizzabile.
L’equipe è ancora al lavoro, forte dei risultati ottenuti, sta cercando di dimostrare il collegamento diretto tra il sano sviluppo mentale dell’adolescente e la sua capacità ed esercizo bestemmiatorio. Poco li separa dalla verità scientifica e dal premio nobel.
lunedì, gennaio 19, 2004
Tabagismo,la prima s...
Tabagismo,la prima schiavitù che passa per diritto.
Ero un bambino, da pochi giorni finite le medie, mi ritrovai a pensare “ uno di questi giorni mi potrei comprare un pacchetto di sigarette e un accendino”. Dopo una manciata di mesi mi ritrovai ad avere con regolarità la sigaretta in mano, erano i tempi del liceo. Fumo con abbastanza regolarità dai 15 ai 17 anni, poi ,visto che non tutti i mali vengono per nuocere, inizio a fumare canne come un italiano ad Amsterdam e grazie a questa pratica mi dimentico dell’esistenza delle sigarette, che visto i ritmi forsennati cannabinoidi a cui mi sottoponevo, non trovo il tempo per accendermi.
Mi ritrovo così, neanche 18 anni compiuti, libero dal tabagismo che sempre meno condivido e tollero.
Inizio così a combattere la mia guerra personale, non ho nessuna intenzione di convincere gli altri a smettere ma di sicuro combatto come una tigre affinchè gli altri non mi facciano fumare il loro fumo passivo. Esistono posti e momenti in cui fumare è fuori luogo e che solo la totale mancanza di buon senso può farvi accendere una sigaretta (di tutto questo parlerò nel prossimo post di approfondimento al tabagismo)
Cominciano furibonde lotte in macchina, i miei amici dopo serate alcooliche in cui ci siamo bevuti tutto il c.s.o.a e loro si sono fumati 20 sigarette a cranio + 5 gr. del mio fumo e 450 litri di nicotina, di tutti i presenti tabagisti compressi in una stanzetta, appena saliti in macchina per tornare a casa, quando non hai neanche la forza per parlare ma stai inseguendo te stesso dentro di te, complice il thc, si accendono all’unisono 4 sigarette...”Ehi raga, non potete aspettare 15 min che si arriva a casa e poi fumate?”. Loro contrariati come se stessi violando un diritto incontrivertibile mi rispondono “Cazzo vuoi che la dentro ti sei fumato 10 cilotti??!!e poi non puoi toglierci questo piacere della vita...”. A questo punto di solito io iniziavo a gridare che loro mentivano a loro stessi e che se fumavano non era per piacere ma perchè erano degli schiavi di merda. Ne seguiva colluttazione dove io, contro 4, avevo la peggio e mi succhiavo fino a casa il loro fumo tabagico di seconda mano. Eravamo nel mezzo degli anni 90, pochi anni dopo, non più di tre tutti i miei amici smisero di fumare ste minchia di sigarette, chissà se ispirati da me o meno, e la prima estate che ci ritrovammo insieme, ormai convinti oppositori della stupidità del tabagismo, mi ricordo che andava molto forte tra noi uno slogan, che srotolavamo, appena poco poco strafatti da qualcosa, in ogni momento e di fronte a chiunque fumasse: “ormai fumano solo i negri, i calciatori e le donne” che di volta in volta poteva diventare “ormai fumano solo i comunisti e i tennisti”.
Non sono riuscito a fare smettere mia madre, ahimè, neanche facendole scoprire le canne, ci è mancato poco che la mandassi in orbita con quella canna di nero.......però che risate vedere mia madre fatta che tentava di aprire il box del vicino di casa invece del nostro.
Nella prossima puntata di “Tabagismo: origini e sviluppi “ parleremo del rapporto particolare che si instaura tra le donne e la sigaretta. Non mancate
venerdì, gennaio 16, 2004
La sagra condominial...
La sagra condominiale
Ogni città che si rispetti vanta migliaia di condomìnii e centinaia di migliaia di condòmini.
Io abito in uno di quasti paesi da 80 abitanti impilati su 9 piani rigidamente accoglienti.
La mia comunità è caratterizzata dall’ "interesse ossessivo" con cui approccia i singoli membri.
Ho sempre temuto questa malsana forma di spionaggio e indagine dettagliata attraverso la quale ogni casuale incontro con un condomino si trasforma in un incubo grottesco. Premetto che ho i nervi molto fragili e 0 capacità di autocontrollo, così ogni qual volta mi trovo costretto a rispondere a domande tipo " Allora caro, come sei cresciuto!!!ma che bella permanente ti sei fatto!!ah, sono i tuoi?be però che bei colpi di sole ti sei fatto fare!!!Ah, sono gli effetti dei raggi del sole in estate a laitudini....bene bene, capisco. Salutami la mamma. Ma lo ha già chiesto il divorzio?" devo ricorrere alla potenza di tutto il thc accumulato in vita per scongiurare il pericolo concreto di mettere le mani in faccia a una 55enne in piena menopausa . Per evitare queste violazioni della privacy e risolvere il problema alla radice, ogni volta che rincaso mi devo guardare le spalle. Se entro dai box prima mi devo accertare che nessuno li stia impegnando, dopo di chè blindo la serranda, schizzo come un puma verso la tromba interna delle scale e le faccio due alla volta fino a che il clo clok della porta chiusa alle mie spalle non mi da l’input per tornare alla situazione di calma stazionaria. Ma la vera marzianata la devo compiere se prendo l’ascensore. Aspettare l’ascensore nell’atrio è come stare sotto il fuoco incrociato di 2 cecchini, se ti scorgono sei finito.
Se sento il trillo del portone che si apre ho solo 10 secondi scarsi prima che mi si pari davanti uno di questi snoorky che abita il mio palazzo. Ho due possibilità:
Piano A- Se la porta dell’ascensore si apre prima che il nemico sia entrato nell’atrio, anche se mi sta fissando dalla porta a vetri che sta aprendo, impassibile a pressioni psicologiche , balzo dentro come un acrobata e schiaccio il bottone ottenendo un ultima visuale, in dissolvenza, della faccia irabonda del condomino che rimane al brucio, come si idce da queste parti.
Poano B- Non arriva l’ascensore, e la pazza di turno (mezza età, mezza scema e mezza sedata)ha già girato la chiave nella toppa. Qui tutto si gioca sul filo dei centesimi di secondo, se quando il suo piede tocca la prima mattonella dell’atrio l’ascensore è ancora lontano dallo spalancarsi, devo rotolare a nord ovest guadagnando l’uscita di sicurezza, tenendomi basso come un cinghiale per non farmi scorgere, e proiettarmi verso le scale che come da copione farò in apnea, e non ho ancora capito il perchè.........to be continued
martedì, gennaio 13, 2004
E mo sò cazzi...
E mo sò cazzi
Mi alzo. il primo sguardo che lancio oltre la finestra va a sbattere contro una fila disumana di macchine, una dietro l'altra, una sopra l'altra, sgasano nervosamente per tentare di limare qualche centimetro. Ieri ero rimasto a casa, oggi invece decido di inforcare la bici e fare uno slalom esagerato fino al centro. Amo vedere le facce di chi è imbottigliato quando una bici rossa sfreccia loro di fianco e si libra come libellula nell'inferno dei motori....ero già carico come un puma e mi stavo vestendo con calzamaglia tecnica quando una telefonata ha spezzato i miei sogni:era l'istituto, oggi niente lezioni. Rimango imbambolato davanti allo specchio, sembro un misto tra Moser e un hezbollah libanese. Va bene, magari un giro ormai lo vado a fare lo stesso, mi dico per non rimanerci male come un bambino pronto al carnevale.
Vorrei solo aggiungere che la lotta dei tranvieri si sta facendo pesante, un muro contro muro come non se ne vedevano da tempo. Chissà che cazzo dirà oggi Albertini e tutti coloro che credono che i lavoratori siano schiavi. Se la tensione è arrivata a questo livello credo che ci siano realmente delle cause che non si può fingere di non vedere. Ieri il sindaco dal tg tuonava contro questi infami che sentendo lui hanno un sacco di privilegi e se fanno sto bordello e solo perchè non hanno voglia di lavorare e vogliono l'aumento per andarselo a giocare al casinò. Ma che fortuna abbiamo ad avere un sindaco con questa capacità di analisi?
Voglio dirti una cosa Sindaco: esistono persone nella tua città che non riescono ad arrivare alla fine del mese (non è un luogo comune ma la povertà vera che avanza) che non possono comprare un pc ai figli e non li possono mandare in vacanza e sai perchè? perchè gli stronzi che dovrebbero controllare i prezzi (dagli affitti ai generi di prima necessità) e garantire un limite oltre al quale non si può andare sono troppo impegnati a fare i divi alla televisione con abiti che costano 4 mesi di stipendio atm. Sei una vergogna, questa città era invivibile adesso è inaviccinabile soprattutto per quelle famiglie che si sono trovate col potere di acquisto dimezzato grazie al vostro non controllo. Questo è il vero scandalo, non fatevi prendere per il culo da chi vi dice che è tutta colpa dei lavoratori.
Io personalmente mi sono rotto il cazzo di vedere stronzi di cartapesta poter dire in tv tutte le bugie che vogliono, ma non c'è scampo perchè la fame non fa più ragionare, finora siete riusciti a controllare i poveri mettendoli l'uno contro l'altro ma ora con la fame come comune denominatore aspettatevi di vedere delle belle.
Tonight tonight we're going to have the big fight they got the power we got the right
Mano negra ( I wanna be ready)
lunedì, gennaio 12, 2004
Domenica è sempre Do...
Domenica è sempre Domenica
E si, c’è chi ha bisogno delle lasagne, chi di riposare fino a tardi, chi va a lavare la macchina, chi va in chiesa e a trovare i parenti, chi scende col cane compra il giornale e se lo legge sulla panchina sotto casa, chi segue un ragù per 4 ore e chi a casa non è tornato proprio. Poi ci siamo noi, gli spostati, quelli che si alzano alle sei a.m. , con il buio e il freddo come unici amici a darti il buongiorno quando tutto intorno tace. Noi, quelli che alle 8.00 siamo già sul tracciato di gara con 2 ore di anticipo (che non si sa mai ) a scrutare i campi di grano,congelati e menomati, come se fossimo nostromi attenti a carpire ogni messaggio del mare prima della tempesta, quella alla quale immoliamo devotamente ogni domenica solo per sentire il nostro cuore fuori giri, i nostri polmoni dilatati fino alla rottura dei capillari, i nostri sensi storditi dalla bolgia infernale delle partenze ad imbuto, i nostri muscoli esplodere, le nostre menti entrare in quella dolce sensazione di vuoto eterno che è la trance agonistica e soprattutto il tanto meritato rilascio di endorfine nel nostro sangue, l’unica vera ragione concreta per arrivare quasi a morire.
domenica, gennaio 11, 2004
Prove di trasmission...
Prove di trasmissione
Tre mesi fa mi sono imbattuto in maniera casuale in uno strano sito, un blog. Fino ad allora usavo pochissimo la rete, giusto per mandare due mails e per controllare poche cose degne di interesse. Da allora ho iniziato timidamente ad aggirarmi tra i links e ad osservare qualcosa che giorno dopo giorno iniziava a incuriosirmi, coinvolgermi e appassionarmi. Una scoperta, come tante fatte, che svela un mondo mai immaginato e che ho voluto cavalcare battendo la mia paralisi informatica e decidendo di fare un blog mio senza chiedere l'aiuto di nessuno (essendo un analfabeta informatico pensavo non l'avrei mai fatto da solo). E dopo avervi spiato per tre mesi, aver partecipato a discussioni come anonimo, finalmente anch'io ho un identità, adesso anche io ho puntato e aspetto che la ruota si fermi.
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non so cosa voglio.
di sicuro so solo cosa non voglio
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