lunedì, gennaio 24, 2005
La più grande scoperta della storia Rimarrà per sempre un quesito aperto, irrisolvibile, senza una verità depositata che possa fare da arbitro e giudice. Così come non esiste nessun teorema che possa matematicamente dimostrare se è stato più talentuoso quel negro di pelè o quel gonfio cocainomane di maradona, così nessuno potrà mai proclamare una scoperta come la migliore della storia senza essere smentito. Valgono di più gli antibiotici o la scrittura? Il viagra o la pianta del papavero? Internet o il motore a scoppio? La chirurgia estetica o il vibratore? Impossibile stabilirlo. Però di sicuro ognuno ha una sua modesta e personale idea. Perfino io ho un parere univoco in merito. Per me la più grande scoperta della storia dell’uomo è un oggetto pensato nel passato e mai tanto adatto e idoneo come per il presente. È un qualcosa che ti metti sotto al culo, ma non è la pomata per le fistole, è qualcosa che ha un campanello ma non è un citofono ne una mucca, e qualcosa che ha una catena senza essere uno schiavo, è qualcosa che ha i raggi ma non è un carcere, è qualcosa che ha una canna ma non pesca ne si stona……… è qualcosa che ti entra nel cuore quando da bambino ci compi la tua prima grande impresa contro il mondo, la sconfitta della forza di gravità senza le rotelle….è solo una questione di equilibrio, forse per questo il 95% degli uomini, appena diventa abbastanza squilibrato da ritenersi un adulto, l’abbandona in quanto simbolo di qualcosa che non funziona più, come l’innocenza di allora contaminata dalle disillusioni di ora. Sto parlando della BICICLETTA, e mi lavo la bocca col sapone prima di pronunciare quella sequenza di lettere, sissignori la bicicletta. E adesso ve ne spiego il mio perché: Ditemi quale altro cazzo di strumento vi permette di andare a 25 km/h con il cuore sotto ai cento bpm, ditemelo se solo crediate che esista altro. Non lo troverete altro. Questo vuol dire che il 99% della popolazione della mia città potrebbe attraversarla da Nord a Sud, da Est ad Ovest in meno di una fottutissima ora, nei soggetti più condizionati anche in meno di trenta minuti. Non sto parlando di chi lavora guidando camion di terra o chi trasporta surgelati, sto parlando di tutti gli altri stronzi che vedo andare la mattina verso il loro buco nero, da soli in una macchina. Sto parlando di tutti quegli stronzi col doppiomento e le tette flaccide( e anche di tutti gli altri stronzi senza) per l’eccessivo consumo di grassi idrogenati, quei maledetti incroppati che faranno fare bancarotta al servizio sanitario nazionale perché credono che fare 20 minuti di bici al giorno sia improponibile come fare un apnea di 105 metri in assetto libero. Siamo decadenti, meschini e ormai pronti a digerire tutto, qualsiasi abuso e sopruso. Ormai come cani con la coda tra le gambe lasciamo che pochi infami decidano per noi, come mangiare, come muoversi, come pensare, come produrre e come consumare. Tutto ci lascia indifferenti perché sembra non ci sia soluzione al lavaggio del cervello in atto da 50 anni, e intanto il mestiere più in voga è quello di vendere suonerie telefoniche e il regalo più gettonato a natale è stato il videofonino, no dico non il video citofono ma i videofonini……uomini di merda. A tutto questo pensavo mentre in sella alla mia compagna fedele gioivo sfrecciando per le strade deserte della mia città domenica mattina, che poi tutti dicono che è un ‘indecenza e non risolve il problema, ma vuoi mettere l’orgasmo multiplo che ti fa venire la pelle d’oca mentre scivoli come una palla silenziosa su un tavolo da biliardo sgombro da indegne vetture, vuoi mettere che la benzina che stai utilizzando non viene dal sangue del medioriente ma dai nutrienti presente nel tuo cazzo di sangue e che al massimo l’effetto serra lo puoi alimentare con un paio di peti? Vuoi mettere la sensazione di tagliare l’aria con la faccia invece di sentirsi taglieggiati ogni volta che devi pagare le assicurazioni? Non sono mai stato a un critical mass ma la bici la uso da quando avevo 5 anni e non ho mai trovato niente di meglio, di più illuminante. Se vogliamo liberarci dalla merda con cui ci stanno soffocando e dalla segatura con cui vogliono farcire ciò che rimane del nostro cervello, bene dico facciamolo in sella al più grande simbolo di indipendenza e di libertà, la bicicletta. Chi ci tiene in pugno è sicuro di conoscerci e delle nostre reazioni, sorprendiamoli e liberiamoci dalle strette spire dei nostri tutor, mandiamoli a lavorare in una ciclofficina invece che farli bere un martini in galleria dopo avere guadagnato sull’ultima transizione almeno quanto guadagna un quartiere di telefoninidipendenti in una qualsiasi periferia, anfratto di un mondo triste e dimenticato.
giovedì, gennaio 13, 2005
Tabagismo indomito All’indomani della decisione ministeriale, che vieta il fumo nei locali e negli uffici pubblici, la reazione dell’internazionale tabagista non tarda a scuotere ed allarmare l’ordine costituito. Questa organizzazione fittamente ramificata nel territorio ha sempre provveduto a nutrire l’ambiente di fumo così come i capillari di un muscolo, a loro volta dendriticamente ramificati, provvedono a nutrire i tessuti di ossigeno, atp e nutrienti vari. La natura trasversale di questa formazione provvede a coprire il territorio con una continuità esemplare, dai cantieri stradali coi loro operai e le loro MS agli uffici aziendali con le loro segretarie e le loro merit, dagli studi degli avvocati con le loro dunhill alle riunioni dei top manager coi loro pucciotti. Il vero militante, non importa se presidente o operaio, stissa con un accanimento orgoglioso e ad ogni boccata arroventa la brace guardandoti diritto negli occhi come dire “ cazzo vuoi tu che non fumi?”. Nessun militante permetterà che una legge ingiusta, da inquisizione, leda il diritto e la dignità dei fumatori di nicotina. Lo sdegno vibrante di questo movimento si è trasformato in una contromisura di eccezionale incisività. I loro leader hanno proposto un sabotaggio per costringere lo stato a trattare. Che tutti i militanti abbandonino gli esercizi pubblici, non comprate più neanche un caffè al bar, non mettete piede in ristoranti e locali col divieto di fumare e chi se lo può permettere, come espressione estrema di disgusto ed esasperazione, si trasferisca all’estero, che li si che si può fumare. (poi questo me lo spieghi capo dove è all’estero che ti fanno fumare in banca e al ristorante). Li metteremo in ginocchio, metteremo in ginocchio l’economia e freneremo una nazione se cazzo non ci danno subito il via libera per accenderci una stissa dove cazzo più ci garba!!!! È dai tempi delle trattative con le br che lo stato non deve affrontare negoziati così delicati ed esplosivi di fronte ad una nazione sempre più insicura e confusa. Che effetto avrà la minaccia dell’internazionale tabagista? Sarà colpita l’economia della nazione? Si innescheranno proteste e tumulti di piazza?? Aspettando gli sviluppi di questa delicata ma coinvolgente vicenda pubblichiamo un profilo del militante tabagista: Il militante si alza presto la mattina. Allunga la mano sul comodino e tasta il pacchetto estraendo una cicca che accende con gli occhi ancora chiusi dal sonno…e sbam!! ecco il flash di cui parlava cristiana f. . Mette su il caffè e crea un buon pretesto per accendere la seconda stissa, provocarsi la prima cacata ed iniziare a vestirsi velocemente. La terza è la più bella, tutti dicono che è la prima, ma la terza stissa è quella “a sfregio”, infatti è quella accesa aspettando l’ascensore. In venti secondi di discesa si riesce ad impuzzarlo per almeno una buona oretta, ottima azione di sabotaggio. é un piacere per il militante litigare poi la sera, tornando dall’ufficio, con il giovanotto proibizionista del sesto piano che ogni volta si aggira alla ricerca del colpevole bestemmiando con cattiveria. Al primo semaforo rosso c’è il tempo per accendersi la quarta, finestrini ermeticamente sigillati. La coda sul ponte, puntuale e quotidiana come il tramonto, viene ingannata grazie ad altre due stisse consumate sovrappensiero tra un sogno erotico – feticista e il ricordo di quella vecchia bolletta da pagare. Una volta in ufficio il militante prende la postazione e fino a che non ha finito il pacchetto non si alza per la pausa pranzo. Una volta pranzato, cafferuzzo e seconda cacata, il militante compra il secondo pacchetto della giornata e si avvia, sigaretta in bocca e mani penzolanti, alla postazione che sarà il suo portacenere pomeridiano. Quando il giallo intorno alle dita inizia a illuminarsi, tipo la luce che esce dalla valigetta di pulp fiction (cazzo ci sarà poi dentro?), è ora di uscire dall’ufficio. Risale in macchina, che ormai da anni ha un odore di scoreggia in umido, e punta il suo bar preferito dove bere qualcosa prima di rincasare. Il vero militante entra, ordina da bere e poi si avvicina, grattandosi il culo, all’unico tavolo dove non c’è portacenere. Si siede incrocia lo sguardo dei compagni di tavolata, spaventati da ciò che accadrà, si tira fuori una bella stissa e inizia a fumare piacevolmente rapito, ma sputando il fumo nella direzione dei non fumatori, che tempo un minuto finiscono di bere e se ne vanno. Il militante non è un infame, è solo che gli piace stare largo nei tavoloni dei locali. Tornato a casa, dopo aver affrontato la follia proibizionista nell’atrio, si sdraia stanco morto sul letto e senza neanche la forza e la voglia di cucinare si accende l’ultima stissa del secondo pacchetto e della giornata guardando il fumo salire in spirali verticali e riempire progressivamente il volume della stanza. Il militante non apre mai la finestra per cambiare aria, l’accumulo di fumo passivo in camera è fondamentale per superare la notte senza alzarsi….infatti respirando nel sonno il militante si assicura l’inspirazione del fumo pasivo, da lui creato ad arte, e mantiene il tasso di nicotina costante fino al risveglio.
martedì, ottobre 12, 2004
Trasgressioni
È inevitabile.
Prendi un bimbo, un neonato, fallo crescere e non appena sarà entrato nella fase adolescenziale, ci sarà da ridere, se ne vedranno delle belle. Se tutto è andato liscio, e il ragazzo non soffre di traumi e complessi paralizzanti, come minimo la sua capacità di esprimere le proprie tensioni e i propri desideri lo porteranno via via in uno di quei tuguri dove fanno piercing e tatuaggi, in una corsia di ospedale dove ti lavano le budella dall’alcool dell’ultimo coma etilico, in una camera di sicurezza a S. Vito dove attendono che il magistrato ti rimandi a casa coi domiciliari per un paio di banalissime panette da un etto, in una nottata a 180 bpm metamfetaminica dove il paradiso e l’inferno scopri essere lo stesso posto, semplicemente le 2 facce di una medaglia. Poi ancora, la curva di uno stadio e il piazzale antistante dove ingaggiare una partita a guardie e ladri coi celerini, una dogana d’oltralpe con gli sbirroni che ti gridano in faccia in crucco come se fossi l’ultimo degli esseri umani in una scala di valore.
Insomma, queste e tante altre sono le situazioni legate a delle forme di trasgressione adolescenziali con le quali i genitori devono vedersela.
Ora, nonostante tutto i miei genitori non hanno mai potuto sedersi e guardarmi trasgredire nella norma, mai un tatuaggio, mai un piercing o un orecchino, zero cani col cimurro o furtarelli di soldi nella cassa comunitaria per drogarsi.
Per me trasgredire equivaleva a non volere lavorare come uno schiavo, a non volere abbracciare logiche estranee dalla mia anche se su queste si fonda la realtà delle cose condivise dai più , a frequentare sempre e comunque luoghi, persone e attività che apparentemente non avevano ne capo ne coda.
Ma anche a questo, al fatto che sono una creatura di mille mesi, anche a questo ormai i miei si sono abituati e non si sente più l’odore acre di trasgressione nell’aria.
Ma ieri quell’odore nell’aria, quella elettricità nelle vene di chi sa di averla fatta grossa e ne è compiaciuto, mi ha pervaso appena uscito dall’estetista…..
Si proprio così, il teatro della mia ultima trasgressione è stato un negozio di 60 m quadrati dove una donna sudamericana di mezza età con labbra sensuali e un probabile effetto serra vaginale mi ha trasformato, rendendomi un altro.
Dopo avermi pennellato l’indice con una soluzione alcolica, e dopo avermelo cosparso di un gel denso e opaco mi ha messo la mano nel forno……la stessa operazione è stata ripetuta sull’indice sinistro, quello che gli manca un pezzo di falange, quella saltata un paio di anni fa con un’ accettata di taglio (una delle mie ultime e più simpatiche trasgressioni).
Mentre tutto questo accadeva, il mio socio che prima mi ha fomentato e poi si è riveduto, discorreva piacevolmente con le signore bene di terza età su quale fosse il posto migliore nella nostra città per mangiare una pizza…..sembrava proprio una congrega di giovani froci volontari e di vecchie pellacce tirate da lifting improbabili, un’ orgia di cose senza senso e io ero la in mezzo a godere di questo clima surreale aspettando che il timer si fermasse mentre le mie unghia bioniche fumavano disperatamente nel fornetto emanando quel classico odore di pollo bruciato e aereo in fiamme sui cieli tersi.
Una limatina, una lucidatina tra gli sguardi esterrefatti delle contesse e delle shaampiste e mentre il mio socio già si scambiava il numero con un’ ottantenne fatta in gorotex, per andare a sciare insieme a S. Moritz, io completamente assente dal mondo reale rimiravo le mie nuove due zanne esattamente come un bambino guarda le due figurine che gli mancavano per completare l’album, con la consapevolezza di averle strette in mano…….
Appena fuori giunto in zona sicura le provo…….carico il disco a 1000 giri al minuto e lo aggancio con le mie nuove zanne….e che musica ne è uscita, quel rumore estatico di unghiette sul bordo, quel rumore che è l’imput per gli invasati, quel rumore che non ti puoi fermare neanche se è ormai buio, neanche se sei sudato come un piede d’estate e tutte le ossa e le vertebre sembrano ad un passo dall’osteoporosi.
Se quindi in un futuro prossimo vi capiterà di vedere un invasato muoversi e contorcersi attorno a un pezzo di plastica rotonda da 160 grammi, sappiate che sta godendo e che per nessuna ragione si accorgerà di quello che gli accade intorno.
Avere le unghia così è come per un pistolero di avere sempre la pistola carica, basta estrarla e fare fuoco……così è per me, questa trasgressione non farà altro che peggiorare la mia scimmia e rendermi se è possibile ancora più invasato di quello che sono….tipo alzarsi nel cuore della notte perché senti la necessità di provare un turn over o un contro bordo camuffato, non hai più l’impaccio di dover scegliere se prendere l’ attack e le unghiette e montarle o tornare a letto, no ora non più.
giovedì, settembre 16, 2004
Musica ed emozioni
Le donne sono come i cd. Oppure viceversa.
Ci sono quelle che quando le vedi la prima volta ti piacciono un casino, e quindi decidi di ascoltarle in continuazione, sognando ad occhi aperti e viaggiando con la mente. Poi ti alzi una mattina, infili gli auricolari nelle orecchie e ti accorgi che stai andando incontro ad una giornata, o meglio ad una serie, di giornate strane, quella musica non ti dice più niente e ti chiedi come sia possibile.....e poi ti rendi conto che l'hai ascoltata troppo, hai bruciato l'emozione in una fiammata, quella donna non ti dice più niente, ti sembra superata e senti sempre più il bisogno di musica nuova e nuove conoscenze.
Esistono poi donne che hai intravisto molte volte sullo sfondo, così come certi cd nei raccoglitori di case di amici, e in un momento insignificante ed anonimo decidi di ascoltarlo, di scambiare due parole con questa quasi sconosciuta.......e lì ti stupisci di come non ti sia mai accorto prima quanto fosse gradevole quel sound o quanto fosse profondo quello sguardo, entrambi ritenuti per, il 99% del tempo di una vita, insignificanti
cosa dire poi di quei cd che si fa fatica ad ascoltare le prime volte ma che dopo svariati tentativi iniziano a regalare novità e stupore, una passione ardente in continua crescita, anni di quella musica, ogni giorno come ogni giorno ti svegliavi di fianco a quella donna progressivamente indispensabile e senza tempo. anche dopo i lunghi anni di simbiosi quotidiana una volta perso quel cd a volte capita di riascoltarlo in mezzo alla via, su una spiaggia a sud, dentro ad un corteo e subito torna alla mente quanto valesse quel capolavoro, geniale nel suo impatto......della buona musica non ci si stufa mai anche suonandola 1 volta ogni 19 anni.
Inoltre dopo ogni estate passata fuori, in una nuova comunità di persone, si torna sempre a casa col cd dell'estate, la musica nuova che ogni volta benediciamo dio di avere incontrato, anche se tutto dura il tempo di un equinozio la musica e l'amore te li porti indietro nel cuore.
Ahimè esistono anche quei cd di cui adori una sola traccia, la grande intelligenza, la sensualità o la capacità di amare, purtroppo le altre 12 tracce sono improponibili e dopo un breve periodo di acclimatamento, rompendosi la minchia a sentire in repeat lo stesso pezzo all'infinito si decide di far finta di dimenticarlo nella macchina di un amico.......che speri te lo inculi per poterlo in un futuro aggredire con una scusante alla prima buona occasione.
Poi ci sono le donne che avresti sempre voluto avere e ascoltare ma non le hai mai trovate in originale e la copia masterizzata non gira bene, salta ad ogni pezzo.....
infine esiste la donna che ti fa venire voglia di ballare, di piangere, di scopare, di avere dei figli, di mangiare o di lavarti.....una vasta gamma di cd ognuno con uno stimolo diverso da donare alla tua persona.
venerdì, agosto 27, 2004
Il mio turno
eccolo. è arrivato il mio turno.
a tutti quelli che sono appena rientrati o che rientreranno a breve lascio in consegna una città che nel mese di agosto è stata un concentrato di intimità urbana e di assordanti silenzi in spazi rarefatti.....soprattutto da dove la vedevo io, dall'angolo di un gazebo nel brandello di parco di un quartiere sdrucito. Adesso voi rientrerete tutti e renderete di nuovo questa città un inferno di miasmi catalitici, facce inguardabili, discorsi improponibili e atteggiamenti da nono piano....ebbene non posso neanche farvi una colpa di dover vivere in questa città e di avere la necessità di rientrare. vi capisco anche se mi fate rabbrividire per mille altri aspetti. per cui bentornati, io ora me la svigno, certo non abbastanza per ritornare in città e ritrovarla sgombra da tutto ciò che non voglio vedere.....però è così, ora tocca a me volare a sud cercando subito i 25 metri di profondo blu elettrico, dove tuffarmi, liberando il mio corpo in una carpiatura lanciata dall'alto delle nere lave arricciate....
giovedì, luglio 29, 2004
DI SFUGGITA
sono mesi che latito dal p.c. e dallo scrivere, e per la prima volta nella mia vita posto da un Mac all'interno di un ufficio.......ma che cazzo ci faccio ancora qua, cosa cazzo sto aspettando ora, di sbroccare e fare una strage di ferragosto così almeno avrò le attenuanti generiche? è come essere trascinati da un fiume in piena e fare su e giù un pò respirando, un pò bevendo ed angosciandosi non sapendo come va a finire.........io invece cazzo lo so come va a finire, tra un 'ora ho il treno e poi si vede, è inutile che mi pigli per il culo, sono solo un cazzo di disadattato ed é inutile pensare di essere un aspirante professionista e contribuente....
forse l'unica cosa che mi tranquillizza e pensare che avrebbe potuto essere molto peggio.
evviva, a testa alta
mondo non ho intenzione di gettare la spugna, piuttosto mi faccio massacrare ma devi prima riuscire a stendermi al tappeto.
lunedì, giugno 21, 2004
Imparare
Dopo un pò tu impari la sottile differenza tra tenere una mano e incantare un'anima
E impari che amare non significa possedere e che stare insieme non significa sicurezza
E incominci a imparare che i baci non sono un contratto e che i doni non sono promesse
E incominci ad accettare la sconfitta a testa alta e ad occhi aperti con la grazia di una donna e senza il dolore di un bambino
Ed impari a costruirti la tua strada giorno dopo giorno perchè il terreno di domani è troppo incerto per un programma e i piani futuri falliscono sempre a metà strada
Dopo un pò tu impari che anche il sole può scottare se gli si chiede troppo
Così coltivi il tuo giardino e fai bella la tua anima senza aspettare che qualcuno ti porti i fiori
E tu impari che davvero puoi farcela che davvero sei forte che davvero vali
E tu impari
E tu impari
Nonostante gli addii
Tu impari -Anonimo-
Grazie di queste parole anonimo, chiunque tu sia hai sciolto il nodo che mi soffocava aiutandomi a verbalizzare tutto quello che volevo dire.
Grazie di cuore
martedì, giugno 08, 2004
comunicato di servizio
Scusate miei cari bloggers ma ora ho bisogno di questo mezzo per fare un pò di propaganda,
se vi piace emozionarvi, se adorate la danza, la ginnastica armoniosa, l'equilibrismo e l'energia cosmica
siete pronti per venire ad assistere alla terza edizione del torneo di frisbee freestyle "Vagolino"
Se abitate a Milano e dintorni e volete vedere delle esibizione fuori da ogni immaginazione, se volete respirare l'aria dell'ultima tribù metropolitana che non si è venduta l'anima.....dovete venire. Si ma venire dove? e quando?
Questo lo saprà solo (a parte chi legge i giornali) chi vuole saperne di più tramite l'utilizzo dell'opzione commenti. Tranquilli chi è interessato lo raggiungo io e gli spiego tutto per benino, gli altri possono continuare a vivere col loro cuoere di pietra, il nostro batte forte ed è incontenibile.
a presto amici!!!!!!
venerdì, maggio 28, 2004
La bella stagione
Saranno almeno 15 anni che con l'ultima domenica di marzo e il ripristino delle lancette sull'ora legale, la mia vita subisce un cambio di ritmo che la porta a guadagnarsi un posto al sole. La mattina si esce di casa come se fossero giornate normali ma in relatà non lo sono. La luce del sole stravolge la biochimica appassita da un inverno di stenti e inietta nuova linfa vitale che al confronto la benzina v-power non è niente. I miei genitori in questa stagione che dura 6 mesi sono abituati a vedermi rincasare solo dopo che il sole ha salutato la città per continuare la sua folle corsa verso ovest, per portare nuove albe in tutto il mondo oscurato da silenziose notti indecifrabili. Il mio piatto coperto giace almeno un paio di ore sul tavolo prima che io lo scoperchi scollando la tensione del vapore che si raccoglie sul lato concavo. è la normalità, come è normale stare a piedi nudi su un morbido prato osservando le meraviglie architettoniche ereditate da un passato incomprensibile ma reale. Mentre spossato da una giornata di allenamenti mi lascio andare al piacere solitario del thc, i miei occhi scivolano ed indugiano sull'edera che avvolge il castello e mi sento l'uomo migliore del mondo. Quest'anno poi la bella stagione ha conciso con il miglior periodo cittadino che mi ricordi dai tempi dell'asilo, quasi quasi mi piaceva addirittura questa città asmatica e i suoi enfisemi. Questa è la ragione per cui non mi capita neanche di accenderlo il computer, figuriamoci scrivere o girare per la blogsfera. Avrei voluto scrivere in un altro paio di occasioni ma la natura autocelebrativa dei miei recenti successi era l'unica cosa che avrei voluto postare, e siccome non mi andava di sembrare quello a cui tutto viene facile e benissimo ho deciso di tenerlo per me visto che gli ultimi post erano già abbastanza un manifesto di questo periodo, delle mie energie e capacità infinite e di quella vergognosa gioia di vivere che a tratti mi prende come se fosse un infezione inarrestabile. Adesso piano piano sto rientrando nei ranghi, non si può pensare di vivere sempre sulla cresta dell'onda, dopo un pò anche cavalcandola come un maestro questa si esaurisce, finisce e ti lascia a terra....è così che vanno le cose. E' arrivato il momento di abbandonare la dipendenza da endorfine e ingurgitare un pò di sana disillusione e di fastidio, giusto per rimettermi in acqua assetato di un'altra onda e di cercarla andandole incontro per sentire ancora i brividi sottocutanei e sapere ancora di potere dilatare i miei limiti fino a dove mai avrei immaginato.
martedì, maggio 04, 2004
La zingarata
Avere ...
La zingarata
Avere quasi trenta anni e rendersi conto di essere una via di mezzo tra Ugo Tognazzi di amici miei e un personaggio di Salvatores.
Domani dovrebbe essere uno dei giorni più importanti della mia vita da neoadulto, la scelta del settore in cui intrufolarsi, la dichiarazione di suicidio assistito. Non riesco a prenderla sul serio, la vita mi sembra un'associazione a delinquere nel momento in cui bisogna finalizzarla a scopi di lucro.il lavoro. è da un mese che ho in tasca la lista delle 15 aziende che mi schiuderanno le porte del futuro e l'ho sbirciata 2 volte. Domani mattina dovrò fare in 15 minuti di metropolitana quello che avrei dovuto fare in un mese di scrupolosa indagine polidirezionale:essere in grado di fare una scelte oculata, in concreto decidere da adulto su questioni di adulti. Non è ancora il mio turno.
E cosi mi lancio 900 Km a Nord est a cercare di liberare i 5000 cavalli del mio spirito scalpitante e soprattutto per fare finta che la mia vita vera non esista, invece esiste questa qua, dove io vado su un lago vicino al confine ungherese alla ricerca di un sogno: vivere. E ci vado armato di coraggio, consapevolezza e di un disco rotante con una carovana di zingari dell'ultima generazione.
In questa vita qua non piove, ma contro ogni previsione allarmistica il sole sfila come in passerella ed ammalia col suo calore proteggendo la carovana dalle intemperie di 4 giorni di campeggio nel cuore dell'est. Non solo, riesce a mettersi in accordo con il vento per farlo spirare docile e ammaestrabile, una gioia per i giovani amici alla ricerca di emozioni acrobatiche, brush e body roll. In questa vita qua la voglia di giocare infiamma il gruppo fino a fargli screpolare le mani. Mischia atleti, esistenze, nazioni, tradizioni e stili differenti in una indimenticabile jam session permanente.Una sorta di orgia genetica a creare un organismo.
In queta vita qua il mio socio finalmente ha capito di essere un campione e come tale si comporta, impressionante la sua completezza tecnico stilistica ed impareggiabile freddezza e determinazione. Io ci butto tutto il mio cuore grande, i miei nervi tesi pronti a esplodere e la capacita di dettare il ritmo.
In questa vita ci permettiamo di salire in pedana a petto nudo, belli come solo gli zingari sanno di esserlo. Il sole assiste, scalda e bacia il nostro capolavoro che ci proietta in finale col punteggio più alto. Si vocifera che la routine è stata così ipnotica che il cronometrista si è scordato di chiamare the last exercise. l'abbraccio liberatorio, quando ci rendiamo conto che la musica è finita e che noi abbiamo spaccato, mi scaraventa in una nuova dimensione, sono riuscito ad affermare quello che volevo esprimere.
In questa vita qua siamo così sereni che non riusciamo a gettare tutto al vento come al solito, guardiamo semplicemente scorrere ciò che deve accadere aspettando il nostro passaggio sulla scena. Dentro siamo già eccitati per quello che sarà, veloci ora tocca a noi!
In questa vita qua dove addirittura per noi esiste un ruolo da vincitori, ho capito da una bambina di 3 anni che ci ha accompaganato che abbiamo le stesse esigenze. Giocare, emozionarsi e correre liberi.
Nella vita di domani, martedì, devo fare una scelta che non sento ma che mi assicurano mi risolverà la vita. Ma io mi chiedo me la risolverà da cosa? Mi sembra di andare a scegliere tra un enciclopedia a rate di 14 volumi oppure un garelli vip 3 di 25 anni fa......non so che cazzo farmene.
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non so cosa voglio.
di sicuro so solo cosa non voglio
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